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Oslo
extra large
Di
Antonio Domenico Trivilino
Il
sindaco di Oslo Per Didlev Simonsen ha lanciato la campagna OXLO
(Oslo extra large) per sensibilizzare la popolazione di Oslo
affinché siano più tolleranti nei confronti degli abitanti che
sono "diversi". Il più delle volte la stampa norvegese
ha interpretato questa diversità come appartenenza ad uno dei
tantissimi gruppi etnici minoritari che popolano la città di
Oslo. Infatti circa il 20% della popolazione della città di Oslo
o è nata all'estero o di origine straniera. Questa
interpretazione è sbagliata perché riduce alla lotta contro il
razzismo gli scopi della campagna. Indubbiamente combattere il
razzismo è importantissimo, ma gli scopi sono più ampi, essa
vuole promuovere una maggiore tolleranza nei confronti di quei
gruppi che spesso vengono emarginati e non di rado vilipesi
perché grassi, mongoloidi, omosessuali, balbuzienti, drogati,
ubriaconi etc.etc.. Basti ricordare che circa dieci persone sono
state assassinate negli ultimi dieci anni in Norvegia perché
omosessuali mentre due sono gli omicidi chiaramente perpetuati per
motivi razzistici. Non esistono statistiche sulle persone che si
sono suicidiate a causa di tormenti subiti ma il loro numero deve
essere molto alto. L'essere straniero aggiunge una componente
peggiorativa a questi gruppi e rende la vita di queste persone
molto difficile da vivere. La campagna è indirizzata in
particolare verso i giovani della scuola dell'obbligo perché più
ricettivi. In questo momento i lavori di questi giovani vengono
esposti nel salone delle esposizioi del nunicipio di Oslo,
ingresso dalla parte del fiordo. Mostra che invitiamo caldamente a
visitare. Ci aguriamo che l'iniziativa venga continuata ed da
campagna assuma un carattere di permanenza per la
sensibilizzazione di tutti gli abitanti di Oslo affinchè la
città possa Continuare a fregiarsi del motto "città dal
gran cuore".
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Il
novo dibattito sulla prostituzione
di
Antonella Dolci
Il
più antico mestiere del mondo, dicono alcuni. Non è esatto. Il
più antico è quello del raccoglitore, del cacciatore, del
contadino. La prostituzione viene migliaia d'anni più tardi,
quando all'economia del baratto subentra quella del denaro. Non a
caso. Ci sono sulla prostituzione due punti di vista
diametralmente opposti. Uno, potremmo dire, è quello che si
rispecchia nella legge svedese: la prostituzione è un turpe
commercio, le donne (e gli uomini) che la praticano sono vittime,
quelli che ci guadagnano su, protettori, ruffiani, sfruttatori,
sono criminali da perseguire e così anche i clienti, coloro che
comprano servizi sessuali e creano la domanda.
Il
proposito della legge è di riuscire ad eliminarla o perlomeno
ridurla sostanzialmente, impedendo per esempio la prostituzione di
strada, perseguendo sfruttatori e clienti e dando aiuto
psicologico o medico alle donne (spesso dipendenti dalla droga)
per cambiare mestiere.All'estremo opposto sta il punto di vista
che si può dire è riassunto dalla legge olandese. La
prostituzione è un mestiere come gli altri ma si svolge in
condizioni di estrema insicurezza per le donne. Occorre invece
considerarle come una categoria professionale, offrire loro
condizioni di lavoro, di igiene e di sicurezza soddisfacenti. Le
prostitute in Olanda hanno un sindacato che svolge appunto questo
lavoro di difesa dei loro diritti. Il punto di vista che sta alla
base di questa legge è che la vendita di servizi sessuali, fatta
da cittadini maggiorenni ad altri cittadini maggiorenni, è un
diritto. Va perseguita la prostituzione minorile e lo sfruttamento
ma la vendita e la compra di servizi sessuali sono attività
perfettamente lecite.La maggioranza della gente, a seconda delle
proprie convinzioni politiche, morali, religiose, tende verso
l'uno o verso l'altro di questi punti di vista. Personalmente
appartengo senza alcun dubbio al gruppo di coloro che considerano
che la prostituzione è un'attività umiliante che pochissime
donne, a mio avviso, scelgono veramente di svolgere ma sono
portate ad essa da una serie di fattori individuali (mancanza di
istruzione, di prospettive di lavoro, infanzia ed adolescenza
infelici, insicurezza) e collettivi (in una società dove l'unico
segno del successo è la ricchezza ognuno vende quello che può
vendere. Una donna giovane e bella ha questo capitale da far
fruttare). Considero anche che il fatto che ci sia una domanda un
dato desolante. In un mondo, quello occidentale, dove sempre più
sia uomini che donne possono esprimere la loro sessualità senza
eccessivi ostacoli familiari o sociali, dove anzi il godimento
sessuale è considerato un valore da cercare, il fatto che
qualcuno si rivolga ad una prostituta mi sembra un segno, tiriamo
fuori il parolone, di profonda alienazione, di timore di rapporti
umani, di bisogno di trasformare l'altro in oggetto per non dover
fare sforzi per capire ed essere capito.In una discussione con
alcuni giovani mi à stato ribattuto: che differenza c'è tra
vendere il prorpio corpo e vendere il proprio cervello, i propri
muscoli? Anche vent'anni in una miniera o in una fabbrica di
sardine ti distruggono un essere umano.E' doppia morale condannare
solo quell'attività. Quello che rende la vita delle prostitute
insopportabile è la condanna sociale, quella malafede per cui si
ammette tacitamente il bisogno, si accetta che gli uomini comprino
servizi sessuali ma si marchiano a fuoco le donne che offrono
questi servizi. E non è forse prostituzione quello che fanno
certe attricette che vanno a letto con il produttore, o certe
mogli che sopportano mariti insopportabili solo perché sono
ricchi ecc. ecc.? Perché tanta condanna per le une e tanta
comprensione per le altre?Non mi hanno convinta. C'è in quel
punto di vista una sorta di rassegnazione, come se il mondo e il
modo di pensare e di agire della gente non potesse mai essere
modificato. La stessa rassegnazione che suscita le proposte di
distribuzione statale delle droghe ai tossicomani, perché almeno
abbiano siringhe pulite.Ma non ho altri argomenti e lascio la
conclusione ai lettori.
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Baudolino
di
ADT
Il
periodo di Natale è periodo di regali. Per gli amanti norvegesi
(ne sono tantissimi) dello scrittore Umberto Eco è finalmete
arrivato sul mercato l' edizione norvegese dell'ultimo libro
"Baudolino". Umberto Eco ritorna con questo libro nel
medioevo, periodo del suo primo romanzo "Il nome della
rosa" che si è imposto come enorme successo internazionale.
Ebbene dopo due anni dalla pubblicazione italiana
"Baudolino" appare nella veste norvegese per opera di
uno dei più grandi cultori della lingua italiana in Norvegia Tor
Fotland. Chi ha letto le opere precedenti di Umberto Eco "Il
nome della rosa" (1980), "Il pendolo di Foucault"
(1988) e "L'isola del giorno prima" 1994 sa bene che
Umberto Eco è un vero maestro della lingua e tradurre le 526
pagine di "Baudolino" non è un'impresa facile. Tor
Fotland mette a disposizione degli amanti della letteratura
italiana una strenna veramente d'eccezione.
Il
libro: Eco Umberto, "Baudolino", Tiden forlag traduzione
Tor Fotland.
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