|
|
 |
|
numero
5 - anno XI
(Lsettembre-OTTOBRE
2002)
|
|
La
Svezia controcorrente
Di
Antonella Dolci
Grande
successo della socialdemocrazia nelle elezioni politiche,
provinciali e comunali del 15 settembre in Svezia. Dopo una
campagna elettorale molto spenta i primi mesi, quando le indagini
di opinioni indicavano una sicura vittoria della socialdemocrazia
e mancava una figura di spicco tra i leaders del blocco
"borghese", nelle ultime settimane è iniziato un vero e
proprio thriller. La distanza tra i due blocchi si è notevolmente
ridotta ed è emerso il leader del partito liberale, Lars
Lejonborg, che ha arroventato il dibattito con una serie di
dichiarazioni sulla necessitá di essere più esigenti con gli
immigrati, tra l'altro esigendo un test di conoscenza della lingua
prima di concedere la cittadinanza svedese. Le indagini di
opinione hanno indicato conseguentemente nelle ultime settimane
una probabile vittoria del blocco "borghese". La loro
campagna elettorale è stata imperniata sulla riduzione del taglio
fiscale, l'aumento delle privatizzazioni, per aumentare la
libertà di scelta, ed il mantenimento del welfare. Il premier
Göran Persson ha avuto buon gioco, nei dibattiti elettorali, a
dimostrare che quest'equazione non reggeva ed ha avuto il coraggio
politico di affermare che era impossibile diminuire le tasse se si
voleva mantenere e consolidare lo stato sociale. E´stato premiato
con il 39,9% dei suffragi, un aumento del 3,5%, probabilmente a
spese del partito della Sinistra, che ha avuto l'8,3% (-3,6). Il
partito dei Verdi ha mantenuto le sue posizioni (4,6%) rendendo
cosí possibile continuare con un governo di minoranza
socialdemocratico con sostegno esterno dei Verdi e dal partito
della Sinistra.
I
Verdi che, nella campagna elettorale, avevano minacciato di
togliere il loro sostegno al governo se non avevano alcuni
dicasteri, hanno ora, nei primi commenti alle elezioni,
ammorbidito il tono, anche se non sono stati del tutto espliciti:
i loro voti, infatti, per mancanza di un solo mandato, che avrebbe
permesso un governo Socialdemocratico/Partito della Sinistra, sono
ora indispensabili per la maggioranza. Nella coalizione borghese
la grande sorpresa è stato il crollo del Partito Conservatore, i
Moderati, che hanno perso il 7,7% e stanno ora al 15,1%. Il
vincitore è stato il Partito Liberale che un anno fa era
pericolosamente vicino allo sbarramento del 4% e rischiava di
restare fuori dal Parlamento, e che ha avuto il 13, 3% dei voti,
un aumento dell'8,6%, a spese soprattutto del Partito
Conservatore. Un lieve aumento ha avuto anche il partito di Centro
che ha ora il 6,2% dei suffragi mentre il partito dei Cristiani
Democratici ha perso il 2,7% dei voti e sta ora al 9,1%. Ci sono
stati quindi grossi spostamenti all'interno dei blocchi ma la
distanza tra coalizione e coalizione è rimasta la stessa. La
vittoria del partito Liberale, a spese del partito Conservatore,
contiene però elementi preoccupanti. Molti temono che abbia
attratto i voti conservatori, grazie alle sue uscite sul
"test linguistico" per gli immigrati anche se lo stesso
Lejonborg ha poi cercato di sfumare le sue dichiarazioni per non
avere voti non desiderati. Il premier Göran Svensson, commentando
la vittoria, si è rallegrato di due fatti controcorrente di
queste elezioni, rispetto alla situazione europea: un governo
socialdemocratico al potere che, alle elezioni, rafforza le sue
posizioni e la stessa vittoria della coalizione di sinistra che va
contro la tendenza generale europea. Ha anche dichiarato che il
governo si farà con il sostegno del partito della Sinistra e dei
Verdi ma non ha escluso altre alleanze con i partiti di centro in
futuro. Anche nelle elezioni comunali e provinciali si è
osservata la stessa tendenza che nelle elezioni politiche; fra
l'altro, dopo quattro anni di amministrazione
"borghese", Stoccolma avrà di nuovo un'amministrazione
di sinistra. Elementi positivi di queste elezioni: tutti i partiti
hanno preso chiaramente distanza da ogni tipo di affermazione
xenofoba e lo stesso Partito Conservatore ha immediatamente
condannato dichiarazioni contenenti pregiudizi sugli immigrati e
sull'Islam riprese da giornalisti con telecamera nascosta tra
diversi candidati di questo partito alle elezioni comunali (ma
anche da un candidato socialdemocratico, che è stato
immediatamente escluso). Inoltre, dalle analisi dei voti, un forte
aumento delle simpatie è per i partiti della sinistra e per i
Verdi tra i giovani elettori. Elementi negativi: in 17 comuni
della Scania, forse un effetto-Danimarca, sono stati eletti
rappresentanti del partito xenofobo di estrema destra Nuova
Democrazia. Un altro elemento negativo: la partecipazione al voto
è ulteriormente diminuita, dall'81 al 79%: una cifra cosí bassa
non si era vista dal 1944. Grandi assenti nel dibattito elettorale
sono stati anche i temi dell'ambiente e quelli dell'Unione Europea
e dell'unione monetaria. E' comprensibile peraltro che si sia
evitato questo tema dato che sia il partito della Sinistra che il
partito dei Verdi chiedono addirittura l'uscita della Svezia
dall'Unione. Al Consiglio comunale di Stoccolma è stato eletto un
italiano: Manlio Palocci, membro della Presidenza della Fais,
nelle liste dei socialdemocratici.
|
|
L'esercizio
indispensabile
Sull'ultima
raccolta poetica di Luigi Di Ruscio
di
Alessio Brandolini
Per
Luigi Di Ruscio "l'esercizio indispensabile" è la
poesia o, più precisamente, la scrittura e la sua ultima raccolta
poetica s'intitola proprio così: L'ultima raccolta (2002, Manni
pagg. 175, euro 14,00). Anche se c'è d'augurarsi che non sia
davvero l'ultima. Ho impiegato un po' di tempo, più del previsto,
ad arrivare alla fine. Ho "faticato", sì, ma questo
libro è un intreccio di libri e poi così denso, così violento.
Non sarebbe stato giusto leggerlo di corsa, un pezzo dietro
l'altro. A lui, al Di Ruscio ho pensato, chissà quante ore e
giorni e mesi avrà richiesto "scolpire" questi pezzi.
Parlo di scolpire perché spesso - nel leggere e rileggere - ho
avuto la netta sensazione di contemplare delle sculture. Un po'
barocche, piene di guglie, di spigoli, di maschere ghignanti, di
folletti ironici o dispettosi. Sculture singolari, enormi,
sproporzionate: autentiche. Talvolta spaventose.
dUna
prima cosa da chiarire subito: questa poesia non assomiglia a
quella di nessun altro. Nemmeno alla lontana, utilizzando un
binocolo di precisione o, anche, analizzandola con un microscopio.
Luigi Di Ruscio, standosene appartato a Oslo dal lontano 1957, ha
avuto il coraggio e la forza di seguire la sua strada. Fino in
fondo, senza ripensamenti, con coraggio e ostinazione. Ha portato
avanti quell'idea forte di poesia come strappo alle regole (non
solo letterarie), che ne caratterizzò l'esordio avvenuto nel
lontano 1953 (Non possiamo abituarci a morire). Lo scrive ancora
qui, cinquant'anni dopo:
… la poesia deve essere una irrisione alla piattezza del
linguaggio, una irrisione ai linguaggi delle comunicazioni, di
massa, una irrisione ai linguaggi spudorati dei padroni del mondo.
A volte si ha l'impressione che l'autore abbia messa troppa carne
sul fuoco, che non abbia avuto alcuna pietà per il lettore. Dico
il lettore attento, quello che non solo vuole leggere alla svelta,
ma comprendere (sentire) quello che si trova sotto gli occhi. Sono
convinto che con questa fitta raccolta se ne sarebbero potute fare
almeno tre. Libri snelli, compatti, precisi, limpidi. Ma so, me ne
rendo perfettamente conto, che a Luigi Di Ruscio non interessa per
niente un libro "ben fatto". Nel senso di scorrevole,
leggibile senza sforzo, malleabile come creta.
Qui la materia è incandescente. È lava che cola giù dalla
mente, dal cuore, dalla carne. Se si ha la forza di resistere, di
leggere tutto attentamente, con passione questa poesia prosastica
e queste prose poetiche ci stendono, confondono, fanno pensare e
sentire mille cose. Ma in modo così diverso dal solito! È come
se dentro ci si rimescolasse tutto e ogni cosa, ogni idea venisse
presa di petto, messa in discussione.
C'è una violenza linguistica che va avanti come una scavatrice:
buca la mente e prepara un campo nuovo. A Di Ruscio, infatti, non
interessa una lingua piatta e facile, corretta e precisa:
[…] ricercano il facile, un italiano standardizzato, ripetitivo,
prevedibile, a metà frase intuisci con precisione dove si va a
sbattere e questo è confortante, ti pone a tuo agio e ti
rimbecillisce, impoverimento del lessico e delle strutture
sintattiche […]
L'ultima raccolta di Di Ruscio, in fondo, potrebbe essere
benissimo considerata la sua prima raccolta, ovviamente non dico
in senso cronologico, ma quella che spiega tutto della sua poesia,
della sua complessa e magmatica scrittura. Si ha l'idea che
soltanto dal caos possa venir fuori la parola autentica, dalla
confusione un pensiero sofferto, sì, ma vivo e libero.
Qui la luce è più forte di quella presente nella raccolta Firmum
(1999, Pequod), ci sono più colori, più terra, più magma
rovente. È come se l'autore avesse voluto liberarsi di tutto
(forse per questo "ultima"). Dare tutto di sé, e senza
distorsioni, abbellimenti. Scavarsi dentro, strapparsi le parole
di dosso per donarcele e venir fuori, grazie alla comunicazione
poetica, dal suo precipizio. Ci sono dei testi che lasciano senza
fiato
è come se scrivessi davanti al niente e all'ignoto
e c'era quel vicino di casa che ricordo
come fosse ancora vivente davanti a me
aveva gli occhi dissimili
uno bruno e l'altro azzurro
uno lacrimava mentre l'altro rideva […]
e ancora:
[…] questo disperato scrivere è l'esercizio indispensabile
all'integrità mentale a questa resistenza al mare o al male che
sia
quello che ora vivo quello che vedo e sento
non sarà più visto non sarà più sentito
è come un morire e rinascere continuo
stuoli di zanzare gigantesche e poi piogge continue
che scoperchiavano i tetti di altissimi duomi
dove venivano a covare angeli ormai del tutto inutili
[…] e non poter più rinchiudere il tutto
in una valigia e partire per sempre
rimanere incastrati per sempre alla consueta vergogna
rimanere chiusi nella cassa dell'ascensore bloccato
rinchiusi vivi nella cassa da morto
Un ultimo esempio:
un infinito spalancato da tutte le parti
basta un niente per scatenare catastrofi terrificanti
e basta un niente per la salvezza del mondo
basta un verso centrato in pieno per salvare tutto
come quando le masse d'aria fredda e calda
sono in perfetto equilibrio […]
Forse i brani poetici (scritti tutti in corsivo) sono più
incisivi di quelli in prosa, ma anche tra questi ultimii si
trovano passaggi e descrizioni stupende:
[…] Fissava il mio piatto che si andava svuotando come se fosse
pieno di pappagalli sventrati, poi mi distesi sull'erba ed ero
continuamente attraversato dall'ombra degli uccelli che si erano
intestarditi a volare continuamente sopra di me
Ci sono stretti e diretti legami tra il blocco "in
versi" e quello che segue "in prosa", come se Di
Ruscio provasse a spiegare in altro stile e in modo più violento
ed esteso quello appena descritto in immagini poetiche. Anche se
poi la sua prosa resta fortemente poetica, fatta di scatti
irrazionali e d'improvvisi bagliori.
L'ultima raccolta è un libro che ci segna, che non passa
indifferente, alla svelta. "L'esercizio indispensabile"
di Luigi Di Ruscio è un cuore che si riversa nel nostro cuore. È
un miscuglio di suoni, talvolta disarmonici, ma acuminati,
indispensabili. È un fitto e avviluppato ricamo, una complessa
ragnatela di versi, di parole che segnano un nuovo e urticante
orizzonte letterario.
|
|
Sempre
più oro nero
Perché
il prezzo del petrolio può volare ancora più in alto
di
Marco Sedda
"Tu
lo chiami solo un vecchio sporco imbroglio, ma è uno sbaglio, è
petrolio". Così cantava Lucio Battisti in
"Confusione", titolo profetico visto il complicato mix
di fattori che contribuisce a spingere ai massimi il prezzo
dell'oro nero, negli ultimi anni arrivato varie volte alla soglia
dei 30 dollari al barile per il tipo Brent (quello pregiato
estratto nei Mari del Nord). E gli esperti del settore prevedono
che questo trend continuerà anche nei prossimi mesi.
Infatti l'Opec, il cartello dei Paesi produttori che controlla il
40 per cento dell'intero fabbisogno mondiale, ha deciso di
lasciare invariata la produzione, cosa che, insieme alla
situazione politica mediorientale, mantiene alta la tensione sui
prezzi petroliferi. Ma non è solo l'Opec responsabile degli alti
prezzi del greggio. Secondo gli esperti le cause sono cinque, le
prime due strutturali e le ultime tre contingenti.
1) L'incapacità da parte dei Paesi occidentali di mantenere
scorte adeguate. Come emerge da uno studio di Banca IntesaBci, per
tutto il 2000 il livello delle scorte è stato ai minimi degli
ultimi vent'anni. E questo per i tagli di produzione decisi
dall'Opec, che non permette la creazione di scorte, e per la
volatilità del prezzo del greggio: più il mercato è incerto,
più è infatti rischioso detenere scorte.
2) La capacità di lavorazione delle raffinerie nei Paesi
occidentali. Sempre secondo l'analisi di Intesabci, questa
capacità "è al limite ormai da tempo, a causa dei piani di
razionalizzazione che le grandi compagnie hanno perseguito, in
particolare negli Stati Uniti".
3) La guerra all'Iraq. In caso di conflitto con gli Usa non solo
verrebbe sospeso il programma oil for food, che permette a Saddam
Husseim di ottenere aiuti umanitari (soprattutto cibo) in cambio
di petrolio, ma c'è il forte rischio che la crisi contagi anche
altri Paesi arabi, prima di tutto l'Arabia Saudita, maggiore
produttore mondiale.
4) L'aggravarsi della crisi mediorientale. Per Fabrizio Spagna di
Axia (società che si occupa di studi, ricerche e analisi
finanziarie), il prezzo del greggio potrebbe superare "la
barriera dei 40 dollari se la crisi Israele-Palestina dovesse
sfociare in una guerra. Se la situazione dovesse giungere alle
estreme conseguenze - sottolinea l'analista - c'è la possibilità
che la Lega Araba faccia quadrato attorno ai palestinesi con il
rischio della chiusura dei rubinetti da parte dei Paesi produttori
di petrolio".
5) La forza del dollaro. La moneta americana è l'unica con cui si
compra il greggio, e un dollaro forte - per i Paesi che non fanno
parte della sua area - si traduce ovviamente in un rincaro del
prezzo del petrolio. Sempre più, per l'appunto, oro nero.
|
|
RECENSIONI
Gates
of Peristan
Di
Antonio Domenico Trivilino
Vivissimo
interesse ha suscitato la presentazione del libro dei fratelli
Augusto e Alberto Cacopardo "Gates of Peristan" -
Ethnohistory of the Hindu Kush: Tribe and State in Northen
Pakistan presso l'Istituto di Lingue Orientali dell'Università di
Oslo.
Si
tratta di un libro per specialisti di queste zone remotissime,
situate sul tetto del mondo. Zone divenute tristemente famose
negli ultimi anni a causa di sanguinosissime guerre. Quella
condotta dagli USA è, per il momento, l'ultima. Sono stati gli
stessi fratelli Cacopardo a battezzare la zona tra il Pakistan e
l'Afganistan con il suggestivo nome di Peristan che significa
"Terra degli spiriti delle montagne". I fratelli
Cacopardo sono stati ispirati allo studio di queste regioni dal
linguista norvegese Morgenstierne.
Una parte importante del libro è dedicata alla struttura del
potere in queste zone. Il libro infatti tratta, tra l'altro, il
problema delle autonomie tribali (stati egalitari), i fratelli
Cacopardo hanno sottolineato più volte che il termine tribale non
ha connotazioni dispregiative, e del centralismo statale. Problema
estremamente importante in tutto il mondo e in particolare in
Europa dove l'attuale unione economica, politica e militare sembra
dare nuova linfa a particolarismi regionali.
Il libro è ricco di fotografie e di cartine geografiche,
quest'ultime tutte su rilevazioni di Alberto Cacopardo. Purtroppo
non esiste una edizione italiana. Si tratta comunque di un grande
contributo italiano al tentativo di capire una delle zone del
mondo che hanno conservato una delle più antiche religioni della
tradizione indoeuropea. In questo momento in cui truppe italiane
vengono impiegate in queste regioni ci ha fatto immensamente
piacere sapere che il contributo italiano in queste terre è stato
di carattere sportivo a partire da Paolo Grazioni, Dainelli,
Giuseppe Tucci e non ultimi i fratelli Cacopardo o di carattere
sportivo (anche se la spedizione ha avuto moltissimi altri
aspetti) con la missione di Ardito Desio culminante nella
conquista del K2 da parte degli alpinisti Achille Compagnoni e
Lino Lacedelli nel ormai lontano 1954.
Il libro: "Gates of Peristan" di Albertoe Augusto
Cacopardo viene distribuito dalla Herder International Book
Centre.
|
|
Diventare
socio è facile, basta versare la quota associativa sul nostro
conto!
Quote
associative:
Famiglia
Nok 400, Singolo
Nok 300,
Pensionati Nok 200.
La
quota associativa può essere versata a mezzo:
-
Postgiro 787805
52947
|
|
 |
|