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Pensioni
a regime internazionale
Moltissimi nostri lettori sono interessati
alle pensioni. La pensione è sempre stata il sogno degli
italiani.
Con questo articolo ci proponiamo di spiegare
senza l’uso di termini tecnici alcune cose importanti al fine di
ottenere la pensione di cui si ha diritto, sia quella che di
vecchia che d’invalidità per i cittadini italiani o
naturalizzati che hanno lavorato in Italia o in altri paesi
aderenti allo Spazio Economico Europeo.
Per le pensioni si usano, oltre alle leggi
nazionali, gli accordi bilaterali tra il Regno di Norvegia e la
Repubblica Italiana e, soprattutto, gli accordi tra i paesi
aderenti allo Spazio Economico Europeo. Si fa presente che
l’accordo bilaterale non viene quasi mai usato perché quello
comunitario è quasi Sempre più vantaggioso per l’assistito.
Per ottenere una pensione di vecchia bisogna
riempire i seguenti moduli E 202, domanda, E 205 periodo di
permanenza in una nazione differente da quello di residenza
attuale, E 207, periodo di lavoro in una nazione differente da
quella di residenza attuale. I moduli si riempiono presso le sedi
competenti dell’ INPS per i residenti in Italia e presso il
“lokaltrygdekontor” per i residenti in Norvegia. Le domande
devono essere inoltrate d’ufficio e non dal richiedente
direttamente all’ufficio straniero.
Per ottenere una pensione di invalidità
bisogna riempire i seguenti moduli E 204, domanda, E 205 periodo
di permanenza in una nazione differente dal quella di residenza
attuale, E 207, periodo di lavoro in una nazione differente dal
quella di residenza attuale, E 213, certificazione medica. Si fa
presente che i criteri di attribuzione di una pensione
d’invalidità sono gli stessi sia in Italia che in Norvegia e
pertanto la pensione d’invalidità concessa da uno stato viene
quasi sempre riconosciuta dall’altro stato. Comunque si tratta
di stati sovrani che possono pervenire a conclusioni differenti.
Anche in questo caso i moduli si riempiono
presso le sedi competenti dell’ INPS per i residenti in Italia e
presso il “lokaltrygdekontor”
per i residenti in Norvegia. Le domande devono essere inoltrate
d’ufficio e non dal richiedente direttamente all’ufficio
straniero.
Le pratiche per ottenere la pensione di
vecchia sono lunghe, normalmente un anno, quelle d’invalidità
richiedono ancora più tempo. Pertanto bisogna armarsi di pazienza
ed inoltrare le domande vecchia un anno prima della età di
pensionamento che in Norvegia è, generalmente, 67 anni.
Spesso risulta difficile trovare i dati legati
ai periodi di soggiorno e di lavoro si consiglia di essere il più
dettagliati possibile. Si ricorda che per ottenere una pensione di
vecchia bisogna aver lavorato per almeno un anno. La residenza di
almeno tre anni in Norvegia da diritto alla pensione anche se uno
non ha lavorato.
Non sappiamo se la Cancelleria consolare aiuta
gli italiani nelle pratiche relative alle pensioni.
Invitiamo
il cancelliere capo Fagioli a notificarci quali siano gli
eventuali aiuti.
ADT
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La
via italiana al federalismo
Pochi dei nostri lettori che vivono all’estero si saranno
accorti, e forse pochi persino in Italia si ricorderanno, che
l’otto ottobre scorso si è svolto il primo referendum
confermativo della storia della Repubblica. Quasi cinquanta
milioni di italiani sono stati chiamati alle urne per ratificare o
bocciare le riforme apportate alla parte V della Costituzione
dalla precedente maggioranza, ovvero il testo di legge che
attribuiva maggiori poteri alle autonomie locali: regioni,
province, comuni e aree metropolitane.
Nonostante la scarsa attenzione di giornali e tv verso la
campagna referendaria e la coincidenza con il primo attacco
americano all’Afganistan, circa i due terzi del 34 percento
degli aventi diritto che si è presentato alle urne ha votato
“si”. E dato che i referendum confermativi non richiedono un
quorum per essere validi, la riforma costituzionale è stata
approvata.
Con la nuova legge comuni, province e regioni hanno più
poteri sia in campo legislativo che fiscale. Per quanto concerne
il campo legislativo, non si tratta di un semplice allargamento di
competenze ma l’impianto stesso dell’articolo 117 della
costituzione è stato riscritto. Le regioni hanno competenza su
tutto tranne quelle materie espressamente riservate allo Stato. E
qui la lista è lunga: politica estera, immigrazione, rapporti con
le confessioni religiose, difesa, moneta, leggi elettorali
statali, amministrazione pubblica centrale, ordine pubblico e
sicurezza, cittadinanza, giustizia, determinazione dei livelli
minimi dei servizi, norme generali sull'istruzione, previdenza,
leggi elettorali di comuni e Province, dogane, pesi e misure, e
tutela dell'ambiente restano competenza esclusiva dello Stato.
In ambito fiscale i comuni, le province, le città
metropolitane e le regioni hanno autonomia finanziaria di entrata
e di spesa. Lo Stato non esce però dalla scena: alla legge
ordinaria è, infatti, attribuito il compito di istituire un fondo
perequativo per i territori con minore capacità fiscale per
abitante. Si tratta del principio di sussidiarietà, una misura
legislativa atta a promuovere la coesione e la solidarietà
sociale su tutto il territorio nazionale.
La scarsa discussione che c’è stata, sia prima che dopo il
referendum, sulla legge costituzionale si è concentrata sul tema
del federalismo, ovvero, se definire federalista o meno la
riforma. Il dibattito si è subito trasformato in una lotta di
retorica politica ed ha distolto l’attenzione dai contenuti, in
particolare, dai problemi della riforma. La legge, infatti,
presenta evidenti limiti di ingegneria costituzionale, primi fra
tutti gli equilibri tra i nuovi poteri costituzionali e
l’assenza del senato delle regioni. Limiti derivanti dalla
genesi della legge. Anche le leggi costituzionali in Italia non
sfuggono, purtroppo, alla cosiddetta logica degli schieramenti: la
legge fu l’ultima approvata, in tempi brevi e a ridosso delle
elezioni, dal precedente parlamento e con i soli voti della allora
maggioranza. E sarà, presumibilmente, la stessa logica di
schieramento a governare sia l’applicazione della legge, tramite
le integrazioni che si renderanno molto probabilmente necessarie,
sia le “correzioni” alla legge proclamate ma non specificate
dalla nuova maggioranza.
Resta il fatto che il risultato del referendum inserisce
l’Italia nel processo di riscrittura dell’ordine unitario che
interessa tutti gli stati membri dell’Unione Europea. E ciò a
dispetto dei limiti della legge e, ancor più seriamente, a
dispetto della scarsa capacità di riforma della politica
italiana. Tramite il referendum si è abbattuto anche in Italia il
tabù dello stato unitario di tipo ottocentesco e inizia la
riorganizzazione dell’unità nazionale attraverso nuove forme e
all’interno della frontiera europea. La nuova legge, conferendo
maggiori e reali poteri alla periferia, causerà sicuramente
scosse costituzionali e politiche ben più forti di quanto molti
immaginassero, ma non è sicuramente in grado di governare un
simile complicato processo.
La riforma dell’ordinamento statale che il referendum ha
comportato è, dunque, solo l’inizio di un percorso di cui non
è possibile prevedere esito e durata. È questa, appunto, la via
italiana al federalismo.
Salvatore Massaiu
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Recensioni:
"La cucina futurista" di Marinetti
Sia
detto subito e senza mezzi termini il libro “ La cucina
futurista” di Filippo Tommaso Marinetti non è un libro che si
compra per imparare a cucinare, infatti, le ricette proposte sono,
il più delle volte, immangiabili se non addirittura riluttanti.
Il libro ha il grandissimo merito di illustrare la cultura legata
al periodo fascista e al movimento del futurismo italiano che vede
proprio in Filippo Tommaso Marinetti uno degli esponenti di
maggior spicco.
Ma
rilegare l’esperienza futuristica alla cultura provinciale
italiana è strettamente riduttivo. Infatti, il movimento
futurista ha influenzato artisti famosissimi non solo in Italia ma
in tutto il mondo. Si può parlare, infatti, dell’ultimo
movimento italiano di respiro veramente mondiale. Ciononostante il
futurismo è impregnato di componenti grettamente provinciali e
nazionalistiche che riducono il movimento ad aspetti della cultura
tipicamente italiana.
Il
mito dell’italiano virile viene illustrato nelle bellissime
pagine contro la pasta definita come cibo che fa ingrassare e
svirilizza. La scienza alimentare moderna, che esalta la dieta
mediterranea, vede nella pasta e nell’olio d’oliva le
componenti più salutari di detta
dieta
e scredita i futuristi. Le uova, cibo virile per eccellenza,
abbondano in moltissime ricette (il colesterolo non era ancora di
moda), mentre la presentazione di molti cibi assume una chiara
connotazione erotica. Il desiderio dell’impero si vede
nell’uso strano del caffè e dei datteri. I datteri vengono
proposti riempiti di acciughe salate: una combinazione insolita
che non ho ancora trovato il coraggio di assaggiare.
Gustosissima
invece la parte dedicata al lessico futuristico: basti pensare che
la parola “bar” viene sostituita con “quisibeve” o
“cocktail” con “polibibita”. Naturalmente l’italiano non
è l’islandese dove la terminologia moderna viene tradotta tutta
sulla base dell’antico patrimonio linguistico norreno, e
l’esperimento futurista non ha dato frutti. Il libro ha un
valore grandissimo per comprendere molti aspetti del clima
culturale che il fascismo ha generato e per capire l’arte
moderna. Ottima la prefazione di Andreas Viestad ed accurata la
traduzione di Steinar Lone.
Si
tratta quindi di un ottima strenna per gli amanti dell’arte e
della cultura italiana e mondiale e di un pessimo libro per chi si
diletta in cucina.
Il
libro: “La cucina futurista” di Filippo Tommaso Marinetti,
edizione norvegese Spartacus forlag, 2001, traduzione di Steinar
Lone con prefazione di
Andreas Viestad.
ADT
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