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Riunione
della Commissione dei CGIE a Stoccolma
Per
La Commissione Continentale per i Paesi dell'Europa dell'Africa
del Nord si è riunita a Stoccolma il 6-7 giugno 2002 per
discutere il seguente ordine del giorno: Giovani di origine
italiana in Europa e nel Mediterraneo;1. Stato delle strutture
consolari italiane nelle nazioni di competenza della
Commissione.La riunione, eccellentemente organizzata dal
Consigliere del CGIE Cecconi, è stata presieduta dal Vice
Segretario d'area Giovanni Farina alla presenza del Segretario
Generale Franco Narducci, coadiuvato dal Segretario Esecutivo
Cons. Amb. Mario Ferdigotto. Prima di affrontare il tema dei
giovani, la Commissione ha approvato all'unanimità un Ordine del
Giorno con il quale chiedeva al Ministro degli Affari Esteri di
intervenire sulla RAI par la criptazione dei programmi, in
particolare le trasmissioni riguardanti i mondiali di Calcio.Il
dibattito sul tema dei giovani è stato impostato dalla relazione
del Consigliere del CGIE Padre Tassello cui hanno fatto seguito le
relazioni della D.ssa Grazia Mirabella per la Danimarca e del
Dott. Francesco Duraturo per la Norvegia. Il dibattito è stato
ampio e con numerosissimi interventi. Alla fine la Commissione ha
approvato un Ordine del Giorno con cui impegna il CGIE a
presentare al Governo e al Parlamento formale richiesta di
organizzare una Conferenza dei Giovani italiani e di origine
italiana nel Mondo.Nella seconda giornata dei lavori, la
Commissione ha affrontato le problematiche della rete consolare.
La dettagliata relazione del Ministro Marsili nonché l'intervento
del Ministro Mantovani hanno contribuito ad individuare le
presenti difficoltà con cui si confrontano i servizi consolari.
Nell'Ordine del Giorno approvato dalla Commissione si sottolinea
quindi la necessità di valorizzare la cooperazione con i COMITES,
si auspica che la riforma del MAE meglio risponda alle esigenze
dei cittadini, si chiede che le assunzioni dei contrattasti
destinati all'aggiornamento dell'anagrafe consolare siano gestite
con massima trasparenza privilegiando le assunzioni in loco, si
invita a mettere in atto soluzioni idonee ad ovviare inefficienze
strutturali, si chiede infine che l'attuale Disegno di legge di
estensione della validità del passaporto da 5 a 10 anni,
attualmente all'esame del Senato, possa venire al più presto
approvato.In chiusura di riunione, la Commissione, dopo aver preso
atto che la prossima riunione si terrà in Svizzera, ha
partecipato ad un incontro con la collettività italiana nel corso
di un ricevimento nella residenza dell'Ambasciatore d'Italia a
Stoccolma Vinci Gigliucci.
Intervento
del Dott. Francesco Duraturo - Norvegia
La
dimensione linguistica dei giovani di origine italiana in Norvegia
e prospettive per il rilancio e la diffusione della lingua e
cultura italiane all'estero.
Ringrazio
anzitutto gli organizzatori della riunione ed il consigliere Oscar
Cecconi per avermi invitato a intervenire nei lavori della
Commissione. Questo mio intervento si propone di offrire qualche
materia di riflessione sulla dimensione culturale e linguistica
dei giovani di origine italiana in Norvegia, che spero possa
essere utile in una fase di rielaborazione degli strumenti
governativi dei quali l'Italia si avvale per esportare la propria
cultura linguistica, tecnica, artistica, scientifica e letteraria.
L'intervento
si articola in due parti. La prima parte contiene un panorama
storico del contesto nel quale si sono sviluppati i processi
formativi dei nostri giovani. La seconda parte si propone di
formulare una cornice teorica per l'interpretazione dell'identità
culturale e linguistica dei giovani di origine italiana in
Norvegia. La conclusione di questo intervento è quella di tanti
altri interventi: si spera di riuscire a dare un contributo a
sostegno delle ragioni che giustificano una risposta alla domanda,
di natura politica, del perché promuovere all'estero l'immagine
dell'Italia come di un paese moderno, tecnologicamente avanzato e
notevole esportatore di cultura tecnica e scientifica.
I
L'emigrazione
italiana in Norvegia è un'appendice dell'emigrazione in Svezia
alla cui storia rimando per le grandi linee. Tuttavia mentre in
Svezia si è assistito alla formazione di comunità italiane di
una certa consistenza, in Norvegia, dato l'esiguo numero dei
nostri connazionali, nonché la loro dispersione sul territorio,
non si è mai arrivati alla formazione di una comunità
consistente tale da poter costituire un gruppo sociale di
pressione per il mantenimento di alcune componenti fondamentali
delle proprie tradizioni culturali e linguistiche. Quando negli
anni sessanta il movimento migratorio italiano in Norvegia
sembrava assumere dimensioni di massa, i nostri connazionali si
ritrovavano nella sede della Caritas. Era il periodo dei "degos",
appellativo dispregiativo con cui venivano chiamati.
Significativamente
istituzioni missionarie come la Caritas rappresentavano allora un
rifugio contro l'intolleranza e la discriminazione. La logica che
s'imponeva era infatti quella di un programma
sociale-assistenziale, mirante alla tutela e alla dignità della
persona, di là dai diritti formali pure garantiti dallo Stato
norvegese. In questa logica la comunità italiana assolse ad una
funzione terapeutica fino agli inizi degli anni settanta.
Durante
gli anni settanta, buona parte dei nostri immigrati lasciò la
Norvegia per altri paesi oppure rientrò in Italia. I pochi
rimasti si dispersero "integrati" nella maggioranza, in
genere coniugati con cittadini norvegesi.
Negli
anni ottanta fu dato avvio ad un progetto di revisione della
Convenzione tra l'Italia e la Norvegia in materia di sicurezza
sociale. Nel corso del vasto processo del negoziato in atto tra i
due Stati, gli italiani in Norvegia avvertirono l'esigenza di
porsi come organo di consultazione e di confronto e pertanto si
costituirono in Associazione. Tuttavia lo sviluppo degli accordi a
livello comunitario rese meno prioritarie le trattative bilaterali
con successivo abbandono del progetto di revisione. La nascente
Associazione si sciolse sotto la spinta della demotivazione.
Intanto
il clima politico degli anni ottanta, influenzato dalla
consistente immigrazione extraeuropea, invogliava la Norvegia ad
un superamento di una politica decisamente assimilatoria verso gli
immigrati e alla introduzione nella programmazione scolastica di
un riconoscimento del multiculturalismo sociale e promozione delle
lingue minoritarie. In queste circostanze, gli italiani in
Norvegia, superata la fase discriminatoria che ora si riversava
sui nuovi immigrati extraeuropei, trovavano nel clima di
multiculturalismo un'occasione di rilancio del prestigio della
propria origine.
Nel
1992 nasceva una nuova Associazione con lo scopo di sostenere
proposte dirette alla trasformazione pluralistica della società
norvegese attraverso iniziative propositive del ruolo degli
italiani in Norvegia e appoggio allo sviluppo di scuole bilingui.
Il principale motivo a sostegno di queste proposte va ricercato
nella consapevolezza che l'insegnamento dell'italiano ai giovani
di origine italiana era in gran parte un fallimento per mancanza
di sufficiente motivazione sia da parte dei genitori che dei
figli. L'offerta d'italiano nelle scuole pubbliche si trova in una
posizione meno privilegiata nel panorama delle altre lingue dei
paesi più industrializzati, dal momento che, fatta parziale
eccezione per il turismo, l'Italia non attira l'interesse della
Norvegia.
Non
mancano tuttavia organizzazioni private che gestiscono corsi
d'italiano extrascolastici. Nei locali dell'Associazione ha
operato per un breve periodo il Patronato INCA. La presente
Associazione si trova ora in difficoltà economiche in quanto il
Comune di Oslo non dà più contributi alle associazioni dei paesi
dello Spazio Economico Europeo. Tuttavia essa continua la
pubblicazione del suo organo in lingua italiana L'Aurora e
mantiene aperto un sito su internet.
L'Aurora
rileva intanto nel numero di gennaio-febbraio del 2002 che
l'ammontare degli italiani in Norvegia dispersi su tutto il
territorio nazionale è modesto. Secondo i dati dell'Ufficio
Centrale di statistica norvegese, al primo gennaio del 2000 gli
italiani in Norvegia erano 1219 (829 uomini e 390 donne). Secondo
i dati della Cancelleria consolare di Oslo, gli iscritti all'AIRE
sono all'incirca 2800. La discrepanza tra i dati si giustifica col
fatto che i cittadini in possesso della doppia cittadinanza non
vengono registrati come italiani nelle statistiche
norvegesi.
Fin
da quando nel secolo scorso il movimento emigratorio italiano
assunse dimensioni di massa, i pochi italiani che si stabilirono
in Norvegia non hanno mai costituito un gruppo sociale con
componenti culturali proprie in grado di sopravvivere nel tempo
perché stretto dal vincolo della comune appartenenza. Non esiste
una discendenza di immigrati italiani in Norvegia. Un nonno
italiano oppure una nonna, ovvero entrambi, non costituisce nel
giovane di terza generazione una componente fondamentale di
identificazione culturale e linguistica. Negli italiani che oggi
espatriano e che si stabiliscono in Norvegia, l'interesse per
l'associazionismo tradizionale è pressoché inesistente. Per cui
mentre da un lato i vecchi modelli di aggregazione sociale si
esauriscono, dall'altro non se ne producono di nuovi, eccetto che
nella cerchia delle amicizie personali. I lavoratori alle
dipendenze di imprese italiane, che permangono in Norvegia per
periodi di tempo limitati, hanno scarsissimi rapporti con i
connazionali residenti permanenti.
II
Fino
a quando l'immigrazione in Norvegia non assunse dimensioni di
massa negli anni ottanta con i flussi immigratori da paesi
extraeuropei, la politica norvegese nei confronti degli immigrati
ha avuto un atteggiamento sostanzialmente assimilatorio. La
reazione degli italiani in Norvegia a questa politica decisamente
assimilatoria si risolse in un atteggiamento di tacita
accettazione. L'inserimento e l'emancipazione sociale in questo
paese poteva essere solo garantito dal pieno possesso della lingua
e della cultura norvegese nonché dalla riqualificazione
professionale. D'altra parte la risposta alla domanda
"Perché trasmettere la lingua e la cultura italiana ai
nostri figli?" sembrava tanto ovvia quanto inutile.
L'insegnamento dell'italiano veniva considerato, e a tutt'oggi
considerato, di norma come un provvedimento affettivo-famigliare,
irrilevante sia per il resto della comunità italiana che per la
carriera del giovane dato che serve poco per trovare lavoro.
In
assenza di una politica di informazione sull'Italia moderna,
sull'importanza dell'Italia come nazione trainante dello sviluppo
industriale e tecnologico europeo, il discorso sull'insegnamento
dell'italiano si esaurisce sul piano emotivo dell'identità
personale. Del resto, il superamento della politica assimilatoria
in Norvegia, con l'introduzione di elementi di bilinguismo nella
programmazione scolastica, non si è sufficientemente strutturato
pedagogicamente per essere considerato produttivo. Lo scopo è
quello di facilitare attraverso l'insegnamento delle lingue
minoritarie l'inserimento dell'alunno nella scuola, che resta
fondamentalmente monoculturale.
La
società norvegese non ha ancora modificato, a tutt'oggi, un
sostanziale atteggiamento assimilatorio. In quanto alla validità
dei corsi d'italiano extrascolastici, ci sono non pochi dubbi.
Questi corsi infatti non essendo inseriti nel curricolo scolastico
norvegese, non offrono alcuna possibilità di essere coordinati
con gli approcci metodologici del sistema d'insegnamento
ufficiale. In pratica la metodologia in essi applicata potrebbe
addirittura contrastare con quella praticata nella scuola locale.
Inoltre, fattore importante e particolarmente sensibile nei
bambini e nei giovani, questi corsi sono totalmente privi di
interesse per gli amici di tutti i giorni e hanno insito il
pericolo di associare l'insegnamento dell'italiano alla condizione
di immigrato.
Bisogna
poi tener conto del fatto che spesso c'è divario tra il tipo di
cultura presente nei libri di testo della scuola locale e i testi
pubblicati nei paesi d'origine. E non è un fatto scontato che i
giovani cresciuti in Norvegia siano disposti a recepire
l'approccio culturale dei testi scolastici elaborati nel contesto
culturale italiano. Le ragioni, che hanno suggerito agli italiani
in Norvegia di non trasmettere ai propri figli una tradizione
culturale e linguistica pur prestigiosa, riflettono l'aspirazione
di facilitarne la carriera scolastisca fino ai più alti livelli
di formazione attraverso il pieno possesso della lingua e della
cultura locale. E' ormai da tempo che queste ragioni, sia in
Italia che all'estero hanno un ruolo centrale nel discorso
sull'emigrazione.
Meno
evidenti sono forse le ragioni che renderebbero utili lo studio
dell'italiano e l'interesse per la realtà italiana fuori
dall'Italia. In altre parole, la domanda che si pone è se lo
studio dell'italiano e la conoscenza della realtà italiana
possano diventare un punto di forza nella formazione del giovane
in quanto rappresentano un veicolo di studio e una via d'accesso
ad un patrimonio tecnologico, industriale, scientifico, artistico,
storico e letterario di una nazione che occupa un posto di primo
piano tra i paesi economicamente sviluppati.
L'Italia
rappresenta oggi un principale centro d'irradiazione
economico-culturale con vistose realizzazioni in tutti i campi,
tuttavia l'immagine che ne ricava rispetto alle altre aree
avanzate del mondo appare piuttosto riduttiva. Se si suppone che
in Norvegia viene presentata l'immagine di un paese allo sfacelo,
si capisce pure perché la cultura tecnologica-scientifica,
letteraria e artistica italiana non trova adeguata considerazione,
ma per converso svalutazione e noncuranza.
Questa
prospettiva è particolarmente interessante in quanto il
mantenimento o recupero di una identità linguistico-culturale dei
nostri giovani si identifica con la necessità di trovare il modo
di correggere l'immagine a dir poco distorta della realtà
italiana. A fronte del dinamismo creativo dell'economia, della
scienza, della tecnologia, e della cultura italiana in genere,
manca una oculata e differenziata scelta degli strumenti adatti a
portare avanti un'informazione più completa sul nostro
paese.
I
nostri emigrati che hanno superato sia le difficoltà
dell'inserimento in una società straniera, sia la condizione
d'inferiorità nel rapporto con gli indigeni, possono avere un
ruolo molto importante per attivare e sviluppare la presenza
dell'Italia nei mercati culturali dei paesi di residenza. Il
conseguito inserimento dei nostri immigrati negli strati medi
della società norvegese, l'accresciuto livello di sicurezza
economica, l'elevazione culturale delle famiglie in genere
predispongono i nostri giovani ad una riscoperta dell'Italia e
della sua cultura come grande serbatoio di competenze in tutti i
settori del sapere umano.
Perciò
tra i fattori trainanti della rivalutazione dell'immagine
"Italia" potrebbero esserci, a parer mio, i giovani di
origine italiana, che integrati nelle strutture sociali ed
economiche della Norvegia, possono stimolare, con articolate
strategie d'intervento, maggiore interesse per l'Italia negli
operatori culturali locali. In tal senso possono fare da supporto
per la diffusione di più musica italiana, più letteratura
italiana, più tecnologia italiana, più films italiani , … in
pratica più Italia. E, per induzione, più italiano nelle scuole
pubbliche.
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