Capire
la Norvegia
L'alba
del dialogo
Di
Federico Venzi
La
lontananza geografica e le differenze culturali non rendono sempre
facile il dialogo tra i norvegesi e la gente mediterranea. A
questo proposito vi propongo il seguente dialogo, tratto dal libro
"Norvegia, l'Europa alla porta" (1995).
Il
dialogo si svolge nella città di Trondheim, tra il giornalista
italiano Zenone Sovilla (*) (che ha scritto il libro), l'ingegnere
ecologista francese Bertand, e la sociologa europeista norvegese
Kristin, che simboleggiano un pò l'incontro Europa-Norvegia.
Leggiamo….
Già
nei nostri primi incontri, rotto il ghiaccio, ci confrontavamo
animatamente sui norvegesi e sui loro paradossi, abbozzando
paragoni ardui e acerbi con la gente delle Alpi o del
Mediterraneo. Poi è esploso il dibattito europeo, un torneo
oratorio ricco di amenità che alla fine ha assassinato le nostre
discussioni: eravamo sempre d'accordo. Le lunghe sedute davanti a
un cappuccino o a un tiramisù. Le interminabili camminate sulle
montagne rotonde del Trøndelag. Le notti gelide nei piccoli
rifugi autogestiti. Le passeggiate sugli sci da fondo con
innumerevoli pause per uno spuntino tra i pini, tra fette di pane
imburrate e caffè bollente dal thermos, come da copione
norvegese.
Tutte
occasioni per mettere sul vetrino del microscopio europeo quella
società così semplice eppure così complessa... Disse Bertrand,
una notte: "A volte ho la sensazione che i norvegesi siano
così innamorati della loro terra, del loro ordine, della loro
libertà, della loro casa, del loro formaggio, da rischiare di
sottovalutare la terra, l'ordine, la libertà, la casa e il
formaggio degli altri".
Cominciammo
così a discorrere dell'apparente difficoltà a rompere il
ghiaccio con i norvegesi, della fatica a trovare il giusto
registro comunicativo. Kristin ci diede un'occhiata fulminea, che
in pochi attimi si trasformò in uno sguardo quasi caritatevole.
"Certo, è facile essere un pò sfortunati sul piano dei
rapporti sociali, ma attenti a non generalizzare".
La
guardai appoggiandole una mano sulla spalla: "Niente paura,
Kristin. Ma tu che ne dici, non c'è almeno un piccolo segnale in
questa, diciamo, indifferenza difensiva che mi pare di cogliere
qua e là?". "Sai, secondo me bisogna cercare di capire
la formazione culturale di molti norvegesi, il relativo isolamento
storico, il loro rapporto immaginario con le grandi nazioni
protagoniste, le grandi società che stanno fuori dei confini,
mentre quassù quattro milioni di persone siedono serene sui loro
barili di petrolio e lasciano all'elite politica il compito di
rappresentarli nel mondo. Se hai la sensazione che a volte ti
ignorino può essere perchè, in un certo senso, ti temono,
inconsciamente; non perchè si sentono talmente superiori da non
degnarsi di dialogare con uno come te. Certo, questo atteggiamento
di fondo può far scattare un meccanismo di autodifesa che si
presenta in superficie come arroganza e pienezza di sè".
Kristin
mi guardava con aria quasi materna e sembrava voler aggiungere
qualcosa, quando Bertrand la interruppe: "Beh, mi sembra che
in sostanza tu sia d'accordo con lui, chiamala un pò come vuoi,
ma alla fine, alla base, ci sarebbe una certa mancanza di fiducia
nei propri mezzi. O che altro?".
Kristin
per un attimo fissò il soffitto. Poi, consegnò ai posteri la
storica frase: "Ragazzi, ricordiamoci che determinare una
tendenza sociale significa esaminare un'insieme di fattori, anche
opposti tra loro. E non basta farne una media".
"Vuoi
dire che se una fetta di società soffre di insicurezza ce n'è
un'altra che soffre di alterigia bella e buona?", disse
Bertrand un pò stupito.
"Qualcuno
può ignorarti perchè non osa, teme di sbagliare l'approccio nei
tuoi riguardi, di mancarti di rispetto travolgendoti di domande.
Altri semplicemente non ci hanno mai pensato e lasciano fare al
caso. Altri ancora non vedono perchè dovrebbero instaurare un
dialogo con te, che hai ben poco da insegnare loro, come del resto
hanno imparato a scuola tra mille accentuazioni dei valori
norvegesi e un'attenzione marginale all'estero (come del resto
testimonia tristemente anche il mondo della ricerca universitaria
nelle facoltà umanistiche). In generale, se vogliamo fare
confronti con l'Europa del centro-sud, è diverso il concetto del
rapporto con gli altri, ma sono diverse soprattutto le formule che
lo esprimono nella vita quotidiana. Può darsi che il messaggio
che si cela dietro dieci parole secche di un norvegese, nelle
intenzioni, sia lo stesso formulato da un centinaio di frasi
compiacenti di un italiano. È soprattutto una questione
comunicativa più che di valori fondamentali; possono mancare le
parole, ma questo non significa necessariamente che sia minore
l'impulso verso gli altri", si accalorava Kristin.
Io,
nel frattempo, cercavo di esprimerle la mia perplessità, la sua
spiegazione non mi convinceva del tutto: "Devi ammettere che,
spesso, può esserci una sovrapposizione tra forma e sostanza in
questi ambiti. Voglio dire che la differenza non sta solo negli
stereotipi comunicativi. Quando uno mi travolge con presunti
ridimensionamenti al ribasso della mia presunta appartenenza
(dalla pizza agli spaghetti), cioè della mia identità o di ciò
che lui scambia per tale, dev'esserci una dimensione culturale
alle spalle. Ti pare che se io incontrassi un norvegese a Venezia,
esordirei ricordandogli il trionfo della staffetta italiana di sci
di fondo alle Olimpiadi di Lillehammer o la vergogna della caccia
alla balena?".
"Beh,
vedi, sono convinta che quelle persone di cui parli siano agli
estremi, anche se è chiara la tendenza sociale a ritenere
l'estero qualcosa di implicitamente peggiore della Norvegia.
Scarseggia la capacità di osservare la questione con uno spirito
maggiormente relativista, si riuscirebbe così a capire meglio le
altre società e a instaurare un rapporto più equilibrato con la
loro pretesa diversità negativa. La quale, non di rado, è
semplicemente il frutto di pregiudizi".
Bertrand
interruppe Kristin con uno sguardo che tradiva un'intesa profonda
tra i due. Toccava a lui concludere l'analisi: "Vedi, i
norvegesi talora hanno anche ragione a diffidare delle altre
nazioni. Ma anche nei pochi casi che potrebbero giustificare
questo scetticismo, bisognerebbe tener conto di quanto sia più
facile far funzionare le cose in una società piccola e
fondamentalmente molto omogenea come questa: la cultura dominante
si estende su tutto il paese, sia pure con una differenza tra
città e aree periferiche. Il senso di appartenenza e di dovere
sociale, frutto del retaggio puritano e nazionalromantico che ha
radici nell'indipendenza raggiunta nel 1905 e sboccia nella
socialdemocrazia, contribuisce sia a limitare i conflitti reali
nella società sia a rendere più arduo il rapporto con le vere
diversità, come gli stranieri meno compatibili (i non luterani, i
non nordici, i casinisti), soprattutto quando l'incontro avviene
per forza, fuori della porta di casa".
"Devi
anche tener conto - continuò Kristin - che, su questo piano,
almeno due fattori hanno un ruolo primario e contrapposto: il
patriottismo e il relativo isolamento storico. Entrambi sono
fondamentali come collante sociale, ma possono avere un effetto di
chiusura nei riguardi degli altri, di quelli che non sono come
noi. Una reazione talora inconscia, talora no. Qui il
patriottismo, la bandiera, diciamo pure il nazionalismo, sono
simboli quasi esclusivamente positivi, il che crea un contrasto al
confronto con Paesi come la Germania e l'Italia, dove gli stessi
simboli sono visti con maggiore scetticismo. Allo stesso modo è
più normale per un norvegese porsi il problema degli stranieri
immigrati senza che questo porga il fianco a processi politici
alle intenzioni: una società meno abituata ai forestieri si sente
in diritto di reagire senza porsi problemi di rispetto per questi
ospiti di altra nazionalità. Semplicemente perché discutere ogni
secondo giorno l'inesistente ma temutissimo fenomeno della
predominanza degli stranieri nelle statistiche sulla criminalità
non è visto come mancanza di rispetto, ma come sacrosanto
esercizio di autodifesa comunitaria. Poco importa se, nella
migliore delle ipotesi, si tratta di prevenzione. E nella
peggiore, di tempo perso ad alimentare la xenofobia e la
diffidenza. Che sono sempre in agguato. Se prendiamo il rapporto
con l'Europa meridionale, a esempio, un norvegese può immaginare
il sole e la cultura imponente. Un altro può immaginare società
caotiche e incontrollate, dove le leggi sono meno leggi di qui. E
tutti e due possono giustamente verificare che il concetto di
egualitarismo è diverso: laggiù le differenze sociali sono più
marcate, qui le classi sono definite in modo più blando. La
competizione sociale è minore, la concorrenza tra le persone per
un trenta all'università o per un posto di lavoro importante sta
crescendo ma non è ancora agguerrita come altrove. Il senso del
dovere sociale è probabilmente più radicato, ma in questo
sistema si esprime in modo meno caloroso, spesso indirettamente e
non necessariamente nei rapporti interpersonali: pago le tasse,
perchè sono parte di una comunità nella quale bisogna aiutare
gli altri e rispettare la legge. Qui siamo tutti uguali, abbiamo
tutti gli stessi diritti. Almeno in apparenza".
(*)
Zenone Sovilla, giornalista, è nato a Belluno nel 1964. Ha
lavorato al Gazzettino di Venezia e all'Adige di Trento. Dal 1990
al 1995 si è occupato della Scandinavia come corrispondente
free-lance, tra l'altro, per La Stampa, L'Espresso, il Giornale
Radio Rai, il Corriere del Ticino, la Radio Svizzera
Internazionale. Attualmente è responsabile culturale all' Adige
di Trento e creatore/direttore della casa editrice 'Nonluoghi
Libere edizioni' (www.nonluoghi.org)
Associazione
Si
cercano autisti volontari
Sicuramente
ci sono italiani nella zona di Oslo che desiderano partecipare
alle attività della nostra Associazione ma, per motivi di età,
non partecipano. Non è facile muoversi nella città di Oslo
d'inverno. Spesso è la paura a tenere in casa alcuni dei nostri
connazionali anziani, paura di cadere, paura di essere malmenati
nella metropolitana. Per spezzare questo isolamento cerchiamo
autisti volontari disponibile ad andare a prendere a casa questi
nostri amici, portarli in Associazione e poi riportarli a casa una
volta al mese. Il lavoro deve essere di puro volontariato perché
le finanze dell'Associazione sono magre, ma l'Associazione
rimborserà volentieri le spese per la benzina.
Si
prega di voler comunicare il vostro interesse ad essere prelevati
il venerdì o se potete essere disponibili come autisti scrivendo
alla nostra associazione o telefonando ad Antonio D. Trivilino al
numero 22 60 37 01, di sera.
Le
nostre attività
Una
serata memorabile
Come
per incanto, venerdì 27 febbraio, la nostra sede si è
trasformata in un elegante salotto della "belle epoque".
La magia è stata operata dalla voce e dalla chitarra di Giuseppe
Chiarello che ha proposto una carrellata di romanze tostiane,
alcune delle quali registrate su un cd cantate sempre dallo stesso
Chiarello, ma un Chiarello più giovane con accompagnamento di
pianoforte. Oltre alle romanze di Francesco Paolo Tosti la prima
parte conteneva aree di Verdi e di Vivaldi. La seconda parte del
programma comprendeva canzoni classiche delle primissime edizioni
del Festival di Sanremo e, non potevano mancare, canzoni
napoletane. Durante la seconda parte Lamberto Jolly ha fatto da
seconda voce e seconda chitarra. Lamberto ci ha regalato poi
alcuni deliziosi stornelli romani. Si è trattata di una serata
veramente eccezionale. Grazie.
Grazie
pure a Danilo Rini per l'impeccabile servizio e grazie alla
signora Marit Trivilino che ha "addolcito" la serata con
degli ottimi pasticcini. Potete riascoltare in casa la musica di
Giuseppe Chiarello acquistando i due cd, uno con le romanze e
l'altro con musica napoletana.
Giuseppe
Chiarello e la sua chitarra.
Lamberto
Jolly & Giuseppe Chiarello
Lettere
Efficienza
all'Ambasciata d'Italia ad Oslo
Riportiamo
con vivo piacere la lettera inviataci dal nostro socio Luigi Di
Ruscio riguardante l'ottimo funzionamento della Cancelleria
consolare. Ricordiamo che il nostro giornalino è a disposizione
di quanti desiderano fare delle critiche, specialmente se
positive, sul funzionamento delle nostre Istituzioni in
Norvegia.
"Ieri
9 febbraio 2004 sono andato al consolato italiano a rinnovare il
passaporto, novità assoluta, il mio passaporto è stato rinnovato
in poco meno di un quarto d'ora. Sono residente in Norvegia dal
1957, mai vista tanta celerità e gentilezza. Spero che questa
celerità e gentilezza non dipendano dal fatto che gli impiegati
al consolato sono cittadini norvegesi. Speriamo tutti in un'Italia
meno burocratica e più veloce, sarebbe brutto che per queste cose
occorra l'aiuto degli stranieri. Intanto non c'è altro da fare
che ringraziare gli attuali addetti al consolato italiano per la
loro bravura, celerità e gentilezza. Bravi! " Luigi Di
Ruscio.
Italiani
nel mondo
Chico
Scimone, musicista di un gruppo folcloristico di Taormina, si
è esibito più volte ad Oslo e molti italiani residenti in
Norvegia lo conoscono di persona.
92
ANNI E SICILIANO: SCALA A PIEDI L'EMPIRE STATE BUILDING DI NEW
YORK NEW YORK
aise
- Chico Scimone è il nome dell'arzillo vecchietto siciliano di
novantadue anni, che ancora una volta ha scalato gli ottantasei
piani dell'Empire State Building di New York.Scimone ha
partecipato, infatti, per la tredicesima volta, all'annuale gara
di velocità per la salita a piedi del grattacielo newyorkese,
alto trecentoventi metri, per un totale di 1.576 gradini. Una
bella impresa, dunque, per l'intrepido Scimone, che nonostante sia
arrivato ultimo, ha concluso il percorso in soli 43 minuti e 25
secondi, ricevendo gli applausi più calorosi della folla lì
raccolta. Per la cronaca, i vincitori sono stati Rudolf Reiberger
per gli uomini e Andrea Mayer per le donne, entrambi austriaci, il
primo in 10 minuti e 37 secondi, la seconda in 12 minuti e 8
secondi.
Leon
Battista Alberti
Il
sesto centenario della nascita di Leon Battista Alberti sarà
celebrato con moltissimi Convegni ed altre manifestazioni in
Italia, anche L'Aurora vuole ricordare con poche righe questo
genio italiano. Leon Battista Alberti nacque a Genova nel 1404,
figlio illegittimo di Lorenzo Alberti, membro di una ricca
famiglia di commercianti fiorentini esiliati da Firerenze per
motivi Politici nel 1382. Leon Battista Alberti è l' autore del
progetto del Tempio Malatestiano a Rimini, del campanile del duomo
di Ferrara, della chiesa di S. Andrea a Mantova, del Palazzo
Rucellai a Firenze e responsabile del compimento della chiesa di
S. Maria Novella sempre a Firenze. Viene considerato uno dei più
grandi architetti del secolo. Teorico dell'architettura scrisse il
De re aedificatoria, 1452, opera importantissima che gli diede
fama di Vitruvio della nuova architettura Scrittore in lingua
latina e volgare, letterato, architetto , archeologo ; teorico
delle arti figurative( autore di trattati di pittura, il "De
pictura", 1435,poi tradotto da lui stesso in volgare col
titolo Della pittura, di scultura "Della statua" ,
matematico, scienziato, musicista: raccolse in sé le doti
dell'uomo nuovo del Rinascimento, l'"uomo universale",
il cui ingegno e versatilità gli consentivano di primeggiare
negli ambiti culturali più svariati . Leon Battista Alberti morì
a Roma nel 1472.
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